SIAMO SICURI CHE BRUNO VESPA E’ SOLO UN GIORNALISTA?

di Andrea Montella

Carissime compagne e compagni

Vittorio Emiliani, giornalista e scrittore di idee socialiste – si iscrisse al Psi di Pietro Nenni nel 1958 – nell’articolo uscito su il Fatto Quotidiano di martedì 4 agosto 2020 a pagina 10, fa notare il ruolo di “depistatore di Stato” di Bruno Vespa rispetto a due stragi avvenute nel nostro paese: quella di Milano del 1969 alla Banca Nazionale dell’Agricoltura e quella alla Stazione di Bologna del 2 agosto 1980.

Ma Bruno Vespa nel 1978 fu anche uno dei primi giornalisti del Tg1 a “seguire” la strage di via Fani e il rapimento del costituente e presidente della Dc, Aldo Moro.

Indovinate dove abitava Bruno Vespa in quel periodo: proprio in via Fani 109 che si trova giusto all’altezza di dove è avvenuta la strage e il rapimento. Un palazzo pieno di gladiatori, uomini dei servizi segreti e trafficanti d’armi fascisti. Coincidenze?

Leggendo l’articolo di Emiliani si nota che il “giornalista” Vespa sempre “copre” mediaticamente i fascisti, gli uomini dei servizi atlantici e le loro stragi. Possiamo notare che ha avuto un ruolo importante nell’avallare in Tv anche le balle spaziali sulle foibe, sui crimini dei partigiani, sdoganando nei fatti i fascisti e le loro attuali formazioni politiche, come la Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia.

Tempo fa avevamo suggerito che tutto l’anticomunismo di Vespa aveva forse un’origine antica, era probabilmente un fatto di famiglia (1).

Stragi e cronisti da non scordare: Bologna e Milano narrate da Vespa


di Vittorio Emiliani | 4 Agosto 2020

Fra i cronisti presenti alla Stazione di Bologna in quel terribile 2 agosto 1980 si fa presto strada l’ipotesi di una bomba. Lo squarcio è enorme, i morti si contano ormai a decine, i feriti non si contano nemmeno. Per me è un luogo familiare: una delle mie primissime inchieste a fine anni 50 riguardava proprio la CAMST, la coop “rossa” che gestiva i ristoranti dove mi fermavo spesso. Telefono agli inviati del Messaggero

(che dirigo da gennaio) e mi confermano l’ipotesi di una bomba ad alto potenziale, una orribile strage probabilmente “nera”. Ma l’inviato del telegiornale più visto dagli italiani, il Tg1, Bruno Vespa, non si rassegna, continua a battere la pista dello “scoppio delle caldaie” del ristorante confinante con la sala d’aspetto dello squarcio. Insiste, ufficialmente, fino al Tg1 delle 20. Poi cede, vinto.

Una ufficialità a prova di bomba. Ma Bruno Vespa è fatto così. Una decina di anni prima aveva annunciato sicuro al Tg1: “Il colpevole della strage di piazza Fontana a Milano è l’anarchico, Pietro Valpreda”. Era invece la falsa pista anarchica basata sulla incerta testimonianza del tassista Rolandi. Pista mai accettata dal Giorno, dall’Espresso, dalla Stampa. Nel 2019 i documenti su piazza Fontana finalmente desecretati l’hanno attribuita non alla Questura di Milano, bensì in modo chiaro e diretto a Umberto Federico D’Amato, direttore degli Affari Riservati, e a Silvano Russomanno del Sisde, volati a Milano. Attesi dal questore Marcello Guida. Non dal commissario Luigi Calabresi estromesso da tutto, anche dagli interrogatori di Giuseppe Pinelli. Lotta Continua non capì nulla. Lo rivela Paolo Brogi nel bel libro Pinelli, l’innocente che cadde giù uscito pochi mesi fa da Castelvecchi. Da leggere con molta attenzione.

SIAMO SICURI CHE BRUNO VESPA E’ SOLO UN GIORNALISTA?ultima modifica: 2020-08-06T06:18:07+02:00da iskra2010
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