DALLE VIOLAZIONI DELLA COSTITUZIONE FORMALE E’ NATA LA QUESTIONE MORALE

da L’Occhio di Spartaco     Rassegna di democrazia e socialismo

DEMOCRAZIA & COSTITUZIONE

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di Salvatore D’Albergo

(2) DALLE VIOLAZIONI DELLA COSTITUZIONE FORMALE E’ NATA LA QUESTIONE MORALE.

Visto che nel precedente articolo abbiamo cominciato a mettere a fuoco i termini formali della Costituzione – che è “formale” o non è – sgombriamo anche il campo da equivoci teorici pregiudiziali, in base ai quali sia nel Pci che nel Pdup, verso la fine degli anni 70 e all’inizio degli anni 80, si è fatta strada la tesi – recepita automaticamente dall’autorità teorica di un giurista non marxista e democristiano come Costantino Mortati – secondo cui, in realtà, contano sopratutto i “rapporti di forza”, e quindi i testi delle costituzioni formali vanno, secondo lui, commisurati al potere della forza politica dominante che condiziona, volta a volta, il sistema politico istituzionale. Ora se può sembrare facile controbattere la tesi di Miglio sull’uso illegale del potere legale – perchè è chiara ed esplicita -, all’opposto viene accolta con effetti disarmanti, anche da chi contesta Miglio, la tesi di Mortati del prevalere della prevalenza della “costituzione materiale” su quella “formale”. Tesi tanto più inconsistente quanto più oggi, proprio i suoi patrocinatori, sembrano tentare un estremo riarmo politico-culturale per evitare che i mutamenti intercorsi nei rapporti elettorali tra destra e sinistra consentano, persino in base allo stesso articolo 138, di introdurre cunei dirompenti nel testo della Costituzione che, secondo quanto sostenuto sino ad ieri dall’interno del Pci-Pds, sarebbe lettera morta dal 1948, o dal 1949, cioè da sempre! Lungi dal voler dare corso a primati di lungimiranza facilemnte dimostrabili ma che non fanno fare passi in avanti alla discussione, mi piace sottolineare come uno dei pochi studiosi marxisti in materia di diritto e stato, Luigi Ferrajoli, in uno studio importante (“Diritto e ragione – Teoria del garantismo penale”, 1989) non si è invece fatto trainare acriticamente dalla teoria della cosidetta (ed inesistente) costituzione materiale, mettendo a fuoco in modo ben più conseguente la differenza tra lo stato assoluto – nel quale non ci sono vincoli per i pubblici poteri – e lo stato di diritto sia “liberale” che “democratico-sociale”, dove nello stato assoluto – nel quale non ci sono vincoli ai pubblici poteri – si determina una divaricazione tra formalità delle regole e materialità della loro applicazione che non può essere data nello stato di diritto. Non solo, ma ha poi denunciato come “illegittime” e non già accettate come nuova legalità, tutte le deviazioni materiali dai principi dello stato di diritto, anzichè subalternamente rilegittimarle in nome della costituzione materiale. In ciò quindi considerando espressamente “regressivo” il ricorrere a quella che egli ha definito come una “confusa nozione sociologica” quella di chi si è prestato in molti casi a legittimare le deroghe di fatto alla Costituzione formale con le conseguenti proposte di riforme (“istituzionali”) per adeguare la Costituzione alle deroghe stesse anzichè conformare la pratica politica ai principi costituzionali.

Si tratta di una questione teorica legata all’uso politico del diritto, che rimanda a discussioni non più riprese come quelle fatte nel 1973 con “I compiti attuali della cultura giuridica marxista” su “Democrazia e diritto” (De Donato 1975, pagg. 202) e riprese dal solo Enrico Berlinguer il quale – in occasione della pubblicazione dei “Discorsi parlamentari” di Togliatti da parte della Camera dei Deputati (1984), puntualizzò con una critica da sinistra le deviazioni dei partiti anticomunisti che con la costituzione materiale avevano mortificato le prerogative del Parlamento. Berlinguer aggiungeva, alle denunzie già fatte da Togliatti della surrettizia sostituzione e connubbio tra specifico ruolo dei partiti e quello specifico delle istituzioni, la rilevanza politica e istituzionale della “questione morale” che i comunisti hanno con lui posto con tanta decisione e che deriva dalla “costituzione materiale”, cioè da quel complesso di usi e abusi con cui si è contraddetta la “Costituzione formale” (pagg. xix e xx della Prefazione).

Noncon la televisione, quindi, Berlusconi ha compattato le destre che si sono riorganizzte dal 1985 in poi( a dimostrazione della falsità della tesi del Pds sul superamento della democrazia organizzata), ma con il diffondersi nella società civile di deviazioni teoriche che sono state alimentate da una cultura che da marxista è diventata pseudo marxista e poi “liberale”, proprio nel campo del diritto e dello Stato. Stato e diritto che in modo convergente, correnti opposte del movimento operaio, di estrema destra e “governativistiche” e di estrema sinistra e “autonomistiche”, reputano estranee all’analisi del Capitale di Marx, in piena sintonia con i sofismi di un “campione” liberalsocialista” come Bobbio, un antimarxista che viene accolto come un oracolo da quando, e si era ancora nel cuore delle lotte anticapitalistiche, sostenne “l'”inesistenza della teoria marxista dello stato”.

(articolo del 1994)

DALLE VIOLAZIONI DELLA COSTITUZIONE FORMALE E’ NATA LA QUESTIONE MORALEultima modifica: 2012-06-25T09:00:00+00:00da iskra2010
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