Fin che l’OCSE e il Barca va “Pubblico giornale” rema per gli “asini-stra” con Telese e Caldarola che “non hanno la faccia”

 

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Da Angelo Ruggeri

1. “MANI BUCATE” Diventa ministro Fabrizio Barca, l’uomo che doveva salvare il Sud e ha fallito (e lui lo ammette)

2. e i superpoteri di Fabrizio Barca affidatigli dalla legge di stabilità che crea ancora un’altra Agenzia che governerà fino al 2020 su tutti i fondi comunitari.

Uno dei nomi più importanti del nuovo governo Monti è quello di Fabrizio Barca. Barca è stato l’inventore della Nuova Politica Regionale (Npr), cioè l’architettura legislativa che comprende i meccanismi attraverso i quali lo Stato ha speso i soldi pubblici a favore delle imprese private per lo sviluppo del Sud. Si tratta dei contratti d’area, dei patti territoriali e via dicendo che prevedono il coinvolgimento di imprenditori, sindacati e politici locali nella firma di un accordo, finanziato dallo Stato, per spendere soldi, nella maggior parte dei casi europei, a favore di un’iniziativa industriale.

Di tutto questo mi occupo molto in “Mani bucate”. Perché ne ho scritto così tanto? Perché la Npr è stato un fallimento clamoroso. Gli strumenti inventati da Barca, con la collaborazione di Carlo Azeglio Ciampi e Giuseppe De Rita si sono rivelati perfettamente inutili per far crescere il Sud, sviluppare l’economia, valorizzare un’area del Mezzogiorno. Lo dicono decine e decine di rapporti che ho consultato provenienti dalla Corte dei Conti, dalla Banca d’Italia e da centri studi indipendenti, che danno i numeri (i più importanti sono riportati nel libro) del flop della Npr. E dire che, nonostante questo, l’80% dei residenti al Sud vive in un’area nella quale è stato firmato un accordo territoriale della Npr.

E Barca sa benissimo di aver fallito. Nel 2009, cito da “Mani bucate”, ha posto una pietra tombale sopra la Npr, la sua creatura, con queste parole: “Ogni tentativo di manipolare l’economia e la società del Mezzogiorno con sussidi, gabbie salariali, imposte differenziali o esenzioni d’imposta è destinato ad attrarre le imprese e le teste peggiori, a richiamare investimenti e imprenditori “incassa e fuggi”. Per il nuovo responsabile della Coesione Territoriale, i sussidi alle imprese non servono e manipolare una realtà complessa come quella del Mezzogiorno con i miliardi di euro è perfettamente inutile. Bene, una buona partenza, semmai poteva capirlo prima di far spendere allo Stato “inutilmente” miliardi di euro, ma meglio tardi che mai. Ma Barca se la prende più che con i politici, con gli industriali. Nella stessa occasione (un convegno alla Banca d’Italia), disse che: “Fa poca differenza che ieri la Confindustria chiedesse ‘incentivi 488’ e oggi chieda ‘credito d’imposta’: sempre di vecchi, dannosi aiuti di Stato si tratta”. Insomma: abbiamo un ministro che non crede agli aiuti di Stato. Teoricamente dovrebbe tagliarli. Lo farà?

Marco Cobianchi

Fondi europei, i superpoteri di Fabrizio Barca

Con la legge di stabilità nasce l’Agenzia per la coesione che governerà fino al 2020 su tutti i fondi comunitari

di Stefano Caviglia

15-10-2012

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Il ministro per la coesione territoriale Fabrizio Barca (Credits: Mauro Scrobogna /LaPresse)

Chi si occuperà in Italia dei fondi strutturali europei dei prossimi anni? La domanda, non proprio rassicurante, è posta dall’articolo 11 della legge di stabilità uscita dal Consiglio dei ministri del 9 ottobre. Quel testo, che istituisce un nuovo organismo autonomo chiamato Agenzia per la coesione, è passato finora più o meno inosservato, ma avrà conseguenze rilevanti sia in termini politici che economici.

La prima, è una concentrazione di potere mai vista in questo campo, in quanto all’Agenzia sono affidate funzioni di “coordinamento, promozione e sorveglianza connesse alla programmazione e attuazione della politica di coesione”, che sono state finora competenza del ministero dello Sviluppo economico.

Vuol dire che i tecnici che saranno messi alla guida dell’Agenzia (la cui nomina è prevista entro 30 giorni dall’approvazione della legge) avranno in mano i fondi europei per l’ultimo scorcio del periodo 2007-2013 e per l’intera durata del sessennio 2014-2020: un “tesoro” di parecchi milioni di euro che negli attuali tempi di penuria rappresenta una leva fondamentale per qualunque politica industriale del futuro. Non è detto che sia necessariamente un male. Quella dei fondi comunitari è materia assai complicata, che l’Italia ha spesso mostrato di maneggiare con poca accortezza, perdendo denaro che avrebbe potuto essere una benedizione per la nostra crescita stentata, ed è ragionevole che se ne occupino tecnici esperti e competenti.

Ma la strada scelta dal governo rischia di sequestrare per quasi dieci anni una buona parte delle risorse destinate allo sviluppo, ponendole stabilmente sotto il controllo di figure presentate come “tecniche” ma che al dunque non sono certo prive di legami politici.

Anche se il testo della legge deve ancora passare da Camera e Senato, infatti, è quasi scontato che il direttore dell’Agenzia dovrà essere indicato dall’attuale ministro della Coesione territoriale Fabrizio Barca, uno di quelli che più apertamente aspirano a intraprendere la carriera del politico a tempo pieno. In cima alla lista dei papabili, secondo quanto ci risulta, ci sarebbe l’attuale capo del dipartimento Sviluppo e coesione del ministero dello Sviluppo economico, nonché ex direttore generale per le politiche dei fondi strutturali, Sabina De Luca, che a Barca è considerata molto vicina.

È giusto, ci si chiede in diversi settori dell’amministrazione (dove questo nuovo organismo ha suscitato più di un mal di pancia), che il ministro di un governo tecnico non lontano dalla fine del suo mandato metta un’ipoteca così forte su una fetta fondamentale delle risorse future? Tanto più che, secondo i rumors delle ultime settimane, Barca si starebbe dando un sacco da fare per costruire una rete di contatti e relazioni da cui presidiare la “filiera dei finanziamenti europei”, nella quale già vanta un’esperienza quasi unica maturata nella sua carriera di dirigente al ministero dell’Economia. Chiunque vinca le elezioni, difficilmente potrà evitare di fare i conti con lui in questo campo.

 

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Da Angelo Ruggeri

NON HANNO LA FACCIA. Come usa dire.

“Pubblico” di Telese col Caldarola definisce “comunista d’antan” il ministro di Monti Fabrizio Barca dirigentedell’OCSE che promuove l’uso speculativo del risparmio collettivo e individuale togliendo alla gente la minima rete di salvataggio della previdenza sociale a favore di quella privata del sistema di intermediazione del capitalismo burocratico.Detto anche MANI BUCATE inventore dei fallimentari finanziamenti alle imprese private (concepiti con Ciampi e De Rita, vedi allegato), e uomo dei super poteri, per i fondi strutturali europei, dell’apposita Agenzia creata con la c.d. “legge di stabilità” (ancora una del famigerato “governo per agenzia”) che è “un concentrato di poteri mai visto prima” (idem allegato).

In un mondo e Paese di organi di dis-informazione di massa, il “Che fare?” di Cernysevskij, definisce per noi il “Che fare” oggi. Ovverocon riferimento a Raul Mordenti (che riprenderemo ancora) il quale scrive: “Caro Ruggeri, ti ringrazio per le cose importanti che scrivi. Io appartengo a quella ristretta cerchia di matti(come te!)…”: il continuare ad essere “matti  che invitano ad andare dall’altra parte, rispetto a quella in cui anche oggi, come ben si dice nel “Che fare?” :

La gente corre e s’ammassa da una parte, sol perché non si sente dire da nessuno – almeno da quando non c’è più il PCI, n.d.r che provi a correre dalla parte opposta(dal “Che fare?” di Cernysevskij).

Non per “Pubblico” o Telese o Caldarola, ma per chi ha a cuore il  “balzachiano” principio di verità, il già ricordato principio di realtà che porta ogni intellettuale, artista,  politico e ogni giornalista intellettualmente onesto a DIRE LA  REALTA’ cioè LA VERITA. All’opposto di “Pubblico” (bel nome ingannevole), che ci autorizza ad ipotizzare che forse Telese ha cercato di accreditarsi come “ammiratore” di “un certo”Berlinguer (vantando anche un’imparentamento familiare) per poi dare una lettura sia di Berlinguer che del PCI non solo distorta ma falsa, quanto ci pare esserlo quella data dà “Pubblico” oggi(16-11-012).

Non hanno più la faccia se con Caldarola passano per comunista d’antan un Fabrizio Barca dell’OCSE, di cui è Presidente del Comitato politiche territoriali dell’OCSEe per questo ministro del governo Monti.

Presentandolo come “comunista d’antan” sol perché “figlio di un collaboratore di Berlinguer”, viene punto operata una denigrazione di Berlinguer stesso e del PCI (oltre che di Barca padre che seppur foste per una politica economica fondata sul consumo più che sulla produzione, non era certo favorevole alla rendita speculativa ne un collaboratore di organismi del capitalismo burocratico finanziario).

Sicché “Pubblico” mostra di non voler far sapere né di Barcapadre né cosa sia l’OCSE braccio armato del capitalismo speculativodel sistema d’intermediazione capitalistico che amministra il risparmio sia collettivo che individuale di tutti e in ogni Paese. Risparmio che con la “sinistra” di simili a tali cosiddetti “comunisti d’antan” nella vestigia dei collaborazionisti,  é stato traslato dalle mani delle entità economiche di diritto pubblico a quelle delle entità economiche di diritto privato (assicurazioni, banche, finanziarie, strozzinaggio di prestatori di denaro e usurai di ogni tipo).

Cos’è l’OCSE? Santiddio! E’ l’organismo che da 30 anni  e più promuove strumentalmente l’estensione del risparmio forzoso sia collettivo (fondi pensioni. fondi di quiescenza aziendali) che individuale (polizze e fondi di vari tipo). Dove la forzosistà consiste nella pratica promossa appunto dall’OCSE e che prosegue con la UE e la BCE di Draghi e il governo Monti loro supporter, sulla scia delle politiche dei sanguinari di Pinochet in Cile e dei generali argentini, di Reagan e  Thatcher, di Grecia, Spagna, Portogallo, Italia, e così via. La forzositàconsiste nel togliere sotto i piedi alla gente la rete di salvataggio della previdenza sociale di base, o comunque di renderla così esile e aleatoria da renderequasi obbligatorio il ricorso a forme di risparmio previdenziale privato.Risparmio forzosoche ha un senso preciso eche alimenta le bolle e la rendita speculative: fornire capitali alle Borse usando i soldi dei contribuenti con fondi i cui titolari  non hanno alcun titolo per controllarne l’uso.

L’OCSE è insieme al FMI il principale responsabile dell’esplosione del capitalismo burocratico (delle mezze maniche alla Draghi e alla Monti) e della crisi,della globalizzazione finanziaria, che viene “usata” per affamareulteriormente i popoli del Sud del mondo ed ora anche i popoli della guerrafondaia Europa-UE: é per tali due cose, che la  monarchica e borghese fabbrica dei premi di Oslo gli ha  assegnato il Nobel (dato anche a Kissinger ricercato per crimini contro l’umanità da magistrature di vari Paesi). Più che un premio è un “segnale di via”, di avanti tuttaancor di più,dato allapolitica europeadi arricchimento di pochi e impoverimento di moltie cioè –all’opposto del tempo di Clausewitz alla politica come estensione della guerra permanente e di aggressione.Come nel Mediterraneo solo un anno faversus la Libia o se necessità anche sul suolo europeo: come appena ieri, solo poco più di dieci anni fa, contro la Jugoslavia condotta sempre come la guerra di ben 20 anni per il suo smembramento, dalla “Grande Alleanza” tra “imperi centrali” di Germania-Austria e Francia-Inghilterra-USA-Italia del governo d’Alema, chiamata NATO.

E ciò, ancor più, da quando gli eredi e antiberlingueriani epigoni del PCI e dei suoi prestigiosi e noti economisti ( da Pesenti a Stefanelli ai di destra Peggio, Salvati, Polillo – guarda caso anche lui nel governo Monti – ed in mezzo tra gli uni e gli altri Barca e i vari keinesiani per fare solo qualche nome: ma erano tempi di dibattito vero e di livello alto, opposto al quaquaraqua chiacchiericcio di oggi sull’economia e dei Polillo o Barca Fabrizio), hanno istituzionalizzato con le Leggi e lo statalismo liberista, dei governi in primis di “sinistra” e come quelli di “destra”; hanno privatizzato le banche, compresa la Banca Centrale; hanno deregolamentato la finanza e i mercati  e liberalizzato i capitali.

E legittimato la rendita finanziaria speculativa come normale forma di accesso alla appropriazione dei profitti, abrogando il diritto pubblico economico nel campo industriale. privatizzando e industrie pubbliche e persino le funzioni pubbliche (come nemmeno il fascismo aveva fatto).

Promuovendo, addirittura, il passaggio del risparmio collettivo di pensioni, sanità e TFR dalla gestione pubblica alla gestione privata: secondo, appunto, l’indirizzo dell’organismo di cui Barca Fabrizio è autorevole membro: dell’OCSE affamatore dei popoli e dei vari proletariati e ceti medi della Terra.

Presi dal ruolo che giorno per giorno pare punto palesarsi come lo scopo per cui  sembra nato “Pubblico”: confondere i paradigmi dei comunisti italiani,imbrogliare le carte, confondere il popolo di “sinistra” e renderlo ancor di più asini/stra, mistificando la storia, il PCI e Berlinguer stesso.

Ma chi vogliono ingannare? E con quale faccia in nome del padre economista del PCI mistificano che, siccome il padre “fu collaboratore di Berlinguer” allora anche il figlio è un “comunista d’antan”:  quando ben sanno che non è ne “antan” né “comunista” ma adepto dei poteri forti capitalistici edi un potente centro di potere del capitalismo finanziario. 

Dare lo zucchero all’asino è inutile (diceva mio padre, onesto ed operaio). Quindi non proveremo certo a darlo ogni giorno a “Pubblico” e al peripatetico Caldarola.

Basti ricordarsi sempre che nel panorama degli organi di dis-infomazione di massa, si è aggiunto anche “Pubblico” di Telese.

P.S.: Ora capiamo bene la supponenza e il perché non ha dato né segno di ricevuto né risposta ad una recente mail inviatagli quando era “Prima pagina”, benché una sigaretta e una risposta non si neghi mai a nessuno. Di questo l’abbiamo ringraziato molto gentilmente (come raramente ci capita) Stante che i giornali danno udienza solo ai traffici politici e all’animalesco individualismo politicista, che viene del tutto separata dalla cultura e in quanto tale non è e mai nella storia è stato intesa come “Politica”.

 

Lettera di Ruggeri a Luca Telese: Ringraziando per la sua gentile non risposta alla mail su Pubblico:

 

Egregio Telese, ringraziandola anche a nome del Centro e del Movimento per la Costituzione per la sua gentilissimanon-risposta a quanto chiestogli a proposito di Pubblico giornale, e sperando di fare cosa utile a proposito di un argomento tra i “peggio trattati” e ideologizzati e per nulla approfonditi dalla stampa che dedica attenzione – anche, mi pare, da parte sua – solo all’esasperato gioco “politicistico” quotidiano dell’individualismo animalesco tra e interno a gruppi e camarille di questo o quel gruppo e scandali di vertice o di quelli impropriamente chiamati “partito” , stante la mancanza di interesse “culturale” e attenzione solo a traffici politici, trovano udienza, anche preso di Lei, solo “azzeccagarbugli” da scandalo per cui anche i precedenti approfondimenti su art. 18, difesa del Parlamento, art. 81, ecc sono stati da Lei ignorati che da per cosi dire “berlingueriani come noi avevamo equivocato e sperato in una diversità sua e del giornale. Con i migliori auguri. Distinti saluti.

 

 


Fin che l’OCSE e il Barca va “Pubblico giornale” rema per gli “asini-stra” con Telese e Caldarola che “non hanno la faccia”ultima modifica: 2012-12-21T08:10:00+00:00da iskra2010
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